E’ uno schifo, non si può andare avanti così: MALEDETTI INCENERITORI!

27 Luglio 2008

Dal sito di Grillo:

Gli inceneritori producono nanoparticelle. Le nanoparticelle entrano nell’organismo e producono tumori. La raccolta differenziata produce invece ricchezza e non avvelena l’ambiente. I bambini sono i più esposti alle malattie. Perchè in Italia si continuano a progettare, costruire, spacciare inceneritori invece di promuovere la raccolta differenziata? Chi ci guadagna? Chi sono gli spacciatori di morte? Chi sono i nuovi Erode?

Gentile Beppe Grillo,
vorremmo invitare Lei e tutti i suoi lettori ad un attimo di riflessione su questa frase: “la deliberata spietatezza con la quale la popolazione operaia è stata usata per aumentare la produzione di beni di consumo e dei profitti che ne derivano si è ora estesa su tutta la popolazione del pianeta, coinvolgendone la componente più fragile che sono i bambini, sia con l’esposizione diretta alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche presenti nell’acqua, aria, suolo, cibo, sia con le conseguenze della sistematica e accanita distruzione del nostro habitat”.
Queste parole, che concludono un articolo sui rischi attribuibili ad agenti chimici scritto dal professor Lorenzo Tomatis nel 1987, ci sono tornate alla mente come una lucida profezia davanti agli ultimi, recentissimi dati sull’incidenza di cancro nell’infanzia in Italia pubblicati dall’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM: I tumori infantili Rapporto 2008).
Se già i dati pubblicati da Lancet nel 2004, che mostravano un incremento dell’ 1.1% dei tumori infantili negli ultimi 30 anni in Europa, apparivano preoccupanti, quelli che riguardano il nostro paese, riferiti agli anni 1998-2002 ci lasciano sgomenti. I tassi di incidenza per tutti i tumori nel loro complesso sono mediamente aumentati del 2% all’anno, passando da 146.9 nuovi casi all’anno (ogni milione di bambini) nel periodo 1988-92 a ben 176 nuovi malati nel periodo 1998-2002. Ciò significa che in media, nell’ultimo quinquennio, in ogni milione di bambini in Italia ci sono stati 30 nuovi casi in più. La crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi. In particolare tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.
Tali tassi di incidenza in Italia sono nettamente più elevati di quelli riscontrati in Germania (141 casi 1987-2004), Francia (138 casi 1990-98), Svizzera (141 casi 1995-2004). Il cambiamento percentuale annuo risulta più alto nel nostro paese che in Europa sia per tutti i tumori (+2% vs 1.1%), che per la maggior parte delle principali tipologie di tumore; addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo vs un incremento in Europa dello 0.9%, per le leucemie dell’ 1.6% vs un + 0.6% e così via.
Tutto questo mentre si vanno accumulando ricerche che mostrano con sempre maggiore evidenza come sia cruciale il momento dello sviluppo fetale non solo per il rischio di cancro, ma per condizionare quello che sarà lo stato di salute complessivo nella vita adulta.
Come interpretare questi dati e che insegnamento trarne?
Personalmente non ne siamo affatto stupiti e ci saremmo meravigliati del contrario: i tumori nell’ infanzia e gli incidenti sul lavoro, di cui ogni giorno le cronache ci parlano, unitamente alle malattie professionali, ampiamente sottostimate in Italia, sono due facce di una stessa medaglia, ovvero le logiche, inevitabili conseguenze di uno “sviluppo” industriale per gran parte dissennato, radicatosi in un sistema di corruzione e malaffare generalizzato che affligge ormai cronicamente il nostro paese.
Potremmo, sintetizzando, affermare che lo stato di salute di una popolazione è inversamente proporzionale al livello di corruzione e quanto più questo è elevato tanto più le conseguenze si riversano sulle sue componenti più fragili, in primis l’infanzia, come Tomatis già oltre 20 anni fa anticipava.
Le sostanze tossiche e nocive non sono meno pericolose una volta uscite dalle fabbriche o dai luoghi di produzione e la ricerca esasperata del profitto e dello sviluppo industriale – a scapito della qualità di vita -, non può che avere queste tragiche conseguenze.”
Dott. Michelangiolo Bolognini Igenista – Pistoia
Dott,ssa Maria Concetta Di Giacomo Medico di Medicina Generale – Padova
Dott. Gianluca Garetti Medico di Medicina Generale – Firenze
Dott. Valerio Gennaro Oncologo-Epidemiologo – Genova
Dott.ssa Patrizia Gentilini Oncologo – Ematologo – Forlì
Dott. Giovanni Ghirga Pediatra – Civitavecchia
Dott. Stefano Gotti Chirurgo – Forlì
Dott. Manrico Guerra Medico di Medicina Generale – Parma
Dott. Ferdinando Laghi Ematologo – Castrovillari
Dott. Antonio Martella Oncologo – Tossicologo Napoli
Dott. Vincenzo Migaleddu Radiologo – Sassari
Dott. Giuseppe Miserotti Medico Medicina Generale – Piacenza
Dott. Ruggero Ridolfi Oncologo-Endocrinologo – Forlì
Dott. Giuseppe Timoncini Pediatra – Forlì
Dott. Roberto Topino Medico del Lavoro – Torino
Dott. Giovanni Vantaggi Medico di Medicina Generale -Gubbio

Ascoltate ed osservate attentamente il video del calvario passato da una madre a Forlì:

Non ne avete abbastanza? Basta Basta Basta, non ne posso più…

Dobbiamo fare qualcosa ragazzi, dobbiamo assolutamente fare qualcosa,

NE VA DELLA NOSTRA SALUTA E DELLA NOSTRA STESSA VITA !!!!!


Lampedusa: muoiono due bambini

27 Luglio 2008

Da l’unità:

A centinaia sono sbarcati sulle coste italiane. Dopo ore di viaggio in mare e di stenti. «Due bimbi che erano a bordo del gommone sono morti durante la traversata del Canale di Sicilia e siamo stati costretti a gettarli in mare». Erano due fratellini. A raccontare il dramma è il padre un nigeriano trentenne: il figlioletto più piccolo, di due anni, la notte dopo la partenza aveva cominciato a stare male, a mostrare insofferenza e a vomitare: «È stato un viaggio durissimo fin dall’inizio, eravamo stipati in quel gommone e ci muovevamo a fatica. Mio figlio stava male e aveva fame, ma non avevamo molto. Di lì a poco è morto e abbiamo dovuto buttare in acqua il suo corpicino». Stessa terribile sorte per la figlioletta di tre anni: «Ha sofferto molto – ripete più volte, – era disidratata, chiedeva con insistenza acqua e cibo»

L’uomo è arrivato a Lampedusa insieme ad altri 75 migranti sbarcati sabato pomeriggio, 26 luglio, nel porto di dell’isola, dopo essere stati soccorsi dalla Guardia costiera. Le 75 persone, tra cui 11 donne, sono in condizioni precarie per via della prolungata navigazione, forse di cinque giorni. I migranti erano stati intercettati a 46 miglia dall’isola, su un gommone nero, di nove metri. Nella giornata di domenica sono giunte a Lampedusa 227 persone. All’alba Lampedusa altre 73 persone erano arrivate sull’isola dopo essere state soccorse durante la notte su due barconi, dal pattugliatore Pica a circa 70 miglia a sud dell’isola.

Gli immigrati sono stati trasbordati su una motovedetta della Guardia costiera che li ha poi condotti in porto. Tra loro ci sono tre feriti. In condizioni più serie un nigeriano, partito dalla Libia con un piede ferito. Durante il viaggio è peggiorato a causa di un’infezione. E’stato trasportato in ospedale a Palermo in elicottero. Sono complessivamente 641 gli immigrati che si trovano nel Centro di prima accoglienza e soccorso di Lampedusa, dopo l’arrivo dei 227 extracomunitari giunti sull’isola nei quattro sbarchi che si sono registrati da venerdì notte.

Sbarchi anche in Sardegna, dove sono arrivati circa 150 persone, di nazionalità prevalentemente marocchina e algerina. Tutti sono stati accompagnati nel centro di prima accoglienza di Elmas. Gli immigrati, tutti nord africani, sono approdati a gruppi sulle spiagge tra Teulada e Porto Pino, tra loro anche due o tre donne dall’aspetto curato: «ben vestite e truccate – riferiscono i militari delle Fiamme Gialle – tanto che sembravano uscite da una festa». Una sessantina di clandestini sono stati individuati sul litorale dai carabinieri di Carbonia, altri sono stati seguiti in volo dagli elicotteri della Finanza mentre cercavano di nascondersi tra la vegetazione, quindi bloccati dagli uomini impegnati nella perlustrazione. Altri ancora, infine, soccorsi in mare dai pattugliatori, aggrappati agli scogli. Secondo le prime informazioni, tra gli ultimi arrivi vi sarebbero anche alcuni clandestini già approdati in Sardegna per i quali scatterà l’arresto. I nord africani sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza realizzato nell’area dell’aeroporto militare Mario Mameli di Cagliari-Elmas. La struttura è quasi al completo: probabilmente un gruppo dovrà essere ospitato altrove in attesa di raggiungere domani un altro centro della Penisola.

Intanto dal Vaticano arrivano moniti al governo sul provvedimento che sancisce lo stato d’emergenza nazionale per i clandestini: «Quel che si auspica, nell’attuazione delle disposizioni, è il rispetto dei diritti umani di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie», ha detto l’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

E la Caritas aggiunge: «Da anni ogni iniziativa legislativa sull’immigrazione è caratterizzata da un approccio securitario, ed emergenziale – afferma il direttore Vittorio Nozza – ma i risultati sono stati deludenti: le misure adottate si sono rivelate in buona parte inefficaci». Per la Caritas c’è bisogno di «un pacchetto integrazione, ricco di azioni capaci di far stare la diversità dentro un sentire e vivere unitario.
Oggi sembra invece che vengano sempre più alimentati la paura, l’arroccamento, il rifiuto».