BANGKOK (7 ottobre) – Il primo ministro thailandese ha abbandonato in elicottero la sede del parlamento assediata da migliaia di manifestanti dell’Alleanza Popolare per la Democrazia (PAD) che chiedevano la rinuncia del governo. Somchai Wongsawat ha comunque negato di pensare alle dimissioni o allo stato di emergenza. L’intervento della polizia che questa mattina ha cercato di disperdere la folla che circondava l’edificio avrebbe provocato un morto e un centinaio di feriti. Si sono uditi spari e le forze dell’ordine sono ricorse ai gas lacrimogeni. «Vogliamo che il governo sciolga il parlamento entro le sei di questo pomeriggio», ha intimato Sonthi Limthongkul, esponente di spicco del PAD, che dal 26 agosto scorso occupa la sede del governo. «nel caso contrario adotteremo misure forti contro il governo», ha avvertito.
Migliaia di manifestanti si erano diretti ieri verso la sede del parlamento per tentare di impedire alle due camere di tenere la sessione con cui doveva essere approvata la dichiarazione politica programmatica del nuovo governo: la sessione si è comunque svolta, ma i dimostranti sono riusciti a circondare l’edificio e bloccare le vie di uscita. Il premier, Somchai Wongsawat, dopo la lettura del documento di intenti politici, è stato costretto ad abbandonare il parlamento in elicottero. Centinaia di parlamentari sono rimasti chiusi all’interno dell’edificio, nell’impossibilità di lasciare la zona in auto.
L’attacco della polizia questa mattina all’alba contro i dimostranti riuniti intorno al parlamento è stato immediatamente condannato dai gruppi per i diritti umani e dal partito democratico di opposizione, che si è rifiutato – in segno di protesta contro il ricorso alla violenza – di prendere parte alla seduta parlamentare.
Malgrado l’intervento della polizia, i manifestanti si sono rifiutati di lasciare la zona: alcuni di loro si sono armati di mazze da golf, sbarre di ferro e bastoni. Il PAD è una coalizione di gruppi contrari al ritorno al potere dell’ex premier Thaksin Shinawatra, cacciato con un colpo di stato militare il 19 settembre 2006: l’attuale governo, guidato dal Partito del potere del popolo (PPP), strettamente legato a Thaksin, è attualmente capeggiato dal cognato dell’ex premier, Somchai.
Non vi viene in mente nulla? Io vedo delle similitudini e voi?
Referendum del blog
sulla nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza
È lei favorevole alla adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’area aeroportuale “Dal Molin” – ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense – da destinare ad usi di interesse collettivo salvaguardando l’integrità ambientale del sito?
Chi vota SI non vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza.
Chi vota NO vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza.
Il Comune di Catania è fallito, i conti in rosso sono almeno 300 milioni di euro, forse più di 800. Il medico dello psiconano Scapagnini invece di un benservito ha ricevuto un regalo, infatti “Il comitato interministeriale per la programmazione economica ha disposto uno stanziamento di 140 milioni per far fronte all’emergenza finanziaria dell’Ente”. Catania non è un caso isolato. Nel 2007 c’è stato il buco di Taranto con 316 milioni di euro. Pochi mesi fa la Ragioneria generale dello Stato ha trovato una voragine di 10.709 milioni di euro nel bilancio del Comune di Roma. I Comuni spendono i soldi che non hanno. E falliscono. In questi casi dovrebbe fallire il sindaco insieme al consiglio comunale. La differenza dovrebbero metterla loro, non noi, non le casse dello Stato.
I Comuni, per fare soldi, si sono messi a fare le banche e a speculare sui derivati.I derivati secondo Wikipedia sono: “Titoli il cui valore è basato sul valore di mercato di altri beni che possono essere utilizzati per copertura di un rischio (hedging), utilizzando un derivato con effetto opposto all’operazione che si vuole coprire (ad esempio, una opzione put può coprire il rischio di un acquisto long di uno strumento finanziario)”.
Non avete capito nulla? I sindaci neppure, per questo i Comuni falliscono.
I derivati consentono di avere una liquidità immediata sui possibili utili. Per esempio, se si investe 100, si può incassare subito 150 (capitale più utili ipotetici). Le banche che propongono i derivati ricevono comunque le loro commissioni, spesso di qualche milione di euro, e sono esenti da ogni rischio. Se il derivato perde, il Comune perde tutto e deve restituire i soldi. Di solito la scadenza del contratto per i derivati è successiva la fine del proprio mandato. In sostanza, i debiti li paga il successore. I rischi da derivati per Comuni, Province e Regioni è di 10 miliardi di euro.
In testa alla classifica dei Comuni alla Deriva, c’è Milano con una esposizione di 300 milioni di euro in derivati. La risposta della Moratti non si è fatta attendere. Il prossimo 16 ottobre il consiglio comunale valuterà se “intraprendere azioni legali contro le banche che hanno convinto il Comune di Milano a sottoscrivere diversi contratti derivati”. Quindi, UBS, Deutsche Bank, JP Morgan e Depfa.
In sostanza accusa le banche di circonvenzione di incapace.
Una tesi vincente. Infatti, qualunque giudice, di fronte a un sindaco che ha investito i soldi dei cittadini in derivati, lo farebbe rinchiudere.